Il signor F. è morto in treno (estratto)

Racconti magicumoristici

Il signor F. è morto in treno estratto

 

IL SIGNOR F. È MORTO IN TRENO E ALTRI RACCONTI

ESTRATTO

 

Il signor F., un signore piuttosto distinto dell’età di settantasei anni, era morto. Gli era accaduto così, durante il viaggio di ritorno a casa dalla località di *.

 

Lo aveva colto un infarto mentre guardava dei cartelloni pubblicitari fuori dal finestrino. Aveva emesso un suono appena percettibile ed era morto senza fiatare, sul colpo. Adesso stava lì, seduto al posto numero 33, quarto vagone, e tutto intorno a lui era un brulicare di gente che saliva e scendeva…

 

Il signore e la signora P., con un’aria un po’ disorientata, camminavano lungo la carrozza, richiamando su di sé gli sguardi di alcuni viaggiatori. Era soprattutto la signora P. a destare una certa curiosità. Aveva una bocca molto larga e dei denti piuttosto pronunciati, ma ciò che rendeva veramente caratteristico ed inconfondibile il suo aspetto era uno strano naso molto lungo che non poteva senz’altro passare inosservato.

 Il naso

La visione di questo naso così sproporzionato attirava l’attenzione di chiunque, e non c’era persona che riuscisse, suo malgrado, a parlare con lei senza fissare quella specie di enorme proboscide che sembrava penzolarle proprio giù dagli occhi. Le labbra inoltre fuoriuscivano un po’, come fossero schiacciate da un gran peso, e persino il mento pareva impacciato, insomma ogni parte del suo viso era in qualche modo condizionata da quel lunghissimo naso.

 

 

L’uomo che la accompagnava a passi brevi e risoluti era poco più alto di un metro e cinquanta e aveva le braccia, eccezionalmente corte, cariche di pacchi. Portava un pizzo sottile sottile, che pareva cresciuto tra mille stenti, e due occhietti neri che spesso socchiudeva in uno sforzo di concentrazione. Entrambi dovevano avere poco meno di cinquant’anni.

 

Si erano sposati appena quattro anni prima e, dal momento che gli proprio non riuscivano ad averne, avevano deciso di “godersi la vita”. Così, appena arrivata l’estate, si erano recati in un’agenzia di viaggi e avevano manifestato chiaramente l’intenzione di effettuare non un viaggio qualsiasi, ma uno “davvero speciale”. Erano arrivati con un discreto anticipo alla stazione di **, avevano atteso un po’, all’arrivo del treno erano saliti e adesso prendevano posto proprio di fronte al signor F.

Pacchetti che non entrano in valigia

La signora P., dopo aver faticosamente trovato una sistemazione per il cappello, per l’impermeabile, per la borsa, la macchina fotografica e altri piccoli pacchetti che, non si sa per quale ragione, non aveva potuto mettere in valigia, si accomodò e finalmente vide di fronte a sé il signor F. Accanto a lui sedeva un ragazzo che, con un piccolo aggeggio elettronico penzoloni sul petto e dei li che arrivavano alle orecchie, sfogliava una rivista.

 

Nessuno dei due la degnò della minima attenzione. Fu una grossa delusione per lei, che sperava di conoscere persone interessanti durante il tragitto e aveva il fermo proposito di approfondire, in viaggio, la sua conoscenza dell’umanità.

 

Con gli occhi un po’ tristi si volse intorno. I viaggiatori chiacchieravano o sonnecchiavano, nessuno badava a lei. Era tuttavia troppo presto per rovinarsi la vacanza. Così strinse affettuosamente la mano al marito e si distese comodamente sulla poltrona.

 

Già pochi istanti dopo osservava il paesaggio dal finestrino con grande soddisfazione, incrociava le gambe e non faceva altro che sorridere per dimostrare a suo marito e a se stessa quanto fosse compiaciuta di quella scelta – il viaggio in treno – che “avrebbe permesso loro di conoscere davvero i luoghi”, di “viaggiare”, perché, come le ripeteva spesso una sua amica, “viaggiare” non significa arrivare nel giro di un paio d’ore alla meta e trangugiare tutto di gran corsa, come se si scappasse inseguiti da qualcuno, viaggiare significa invece dedicare del tempo, appunto, al viaggio, allo spostamento, e godere di se stessi e del tragitto…

 

Trascorse così quasi un’ora, finché non arrivarono alla stazione di ***.

 

Tra i viaggiatori che gironzolavano intorno ai binari, c’era un uomo sulla trentina, molto alto, chiaro di carnagione, con gli occhi verdi e una fine barbetta. Portava un abito blu, piuttosto elegante, e teneva un impermeabile in mano. Si aggirava per la stazione con i suoi due piccoli bagagli e aveva l’aria un po’ stanca.

 

Alzava e riabbassava gli occhi, vedeva dappertutto orologi: erano le 19.40, il suo treno partiva alle 19.43. Guardò con una certa apprensione il biglietto, poi risollevò ancora lo sguardo, vediamo… binario 7, qui… sempre orologi – dov’è scritto? A un certo punto notò, proprio sopra la sua testa…

 

IL SIGNOR F. È MORTO IN TRENO E ALTRI RACCONTI (recensioni)

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