Il signor M. e lo specchio

Breve avventura di un uomo invisibile

 

uomo invisibile

Breve avventura di un uomo invisibile. Il signor M. e lo specchio.

 

 

Un giorno il signor M., rientrando a casa, si avvicinò allo specchio e notò, con grandissima sorpresa, che la sua immagine era scomparsa.

 

 

Si trovava all’ingresso, come si è detto, dritto dritto davanti allo specchio, perfettamente immobile. Perplesso.

 

 

Il signor M. aveva sempre avuto l’abitudine, al rientro dal lavoro, di controllare come si era conser- vata la sua gura, se, per esempio, si fosse allentato il nodo alla cravatta, o se nelle ore di assenza da casa gli fosse cresciuta più che non dovesse la bar- ba, o ancora se quella piccola puntura di zanzara con cui si era svegliato la mattina – aveva sempre la casa piena di zanzare – si fosse arrossata o gon ata a furia di grattarla.

 

 

Il signor M. dunque rimase notevolmente sorpreso da quello strano incidente e la cosa, nonostante egli fosse un uomo dotato di un non comune self-control, finì col metterlo in un discreto imbarazzo, anzi, ad esser veramente sinceri, gli procurò una certa agitazione.

 

La situazione era aggravata per di più dal fatto che il signor M. viveva solo e che quindi non aveva neanche una persona con cui intrattenesse rapporti di una certa con denza, alla quale potesse, per esempio, fare ricorso e chiedere se la sua immagine si intravvedesse ancora un po’ o se era scomparso, diciamo così, proprio del tutto.

 

Il tabaccaio e l’uomo invisibile

 

Che fino a una decina di minuti prima il signor M. fosse ben visibile, era dimostrato dal fatto che aveva comprato un pacchetto di sigarette dal tabaccaio sotto casa. Proprio così, era entrato e aveva detto:

 

“Un pacchetto”. E aveva indicato con il dito le si garette che fumava abitualmente. Quindi non c’erano dubbi:

 

 

se, mettiamo, il tabaccaio fosse stato distratto e non lo avesse degnato nemmeno di uno sguardo (cosa che capita non di rado ai tabaccai), doveva aver visto senza ombra di dubbio il suo dito che indicava il pacchetto e comunque, se anche gliele avesse date senza guardare – erano le sue solite sigarette – be’, allora egli avrebbe dovuto in qualche modo vederlo e riconoscerlo nel momento in cui era entrato, a meno che… sì, a meno che… non lo avesse riconosciuto dalla voce.

 

Ma insomma! Che sciocchezze! Il dito! Il tabaccaio! La voce! C’era proprio di che perdere la pazienza! Si andava smarrendo dietro questi lambiccamenti del cervello, mentre la verità era che lui,

 

le sigarette, le aveva comprate e che adesso era lì, davanti ad uno specchio vuoto.

 

Prese una sigaretta e l’accese. Guardò nuovamente lo specchio. Era curioso quel volteggiare della sigaretta nel vuoto, in sospensione…

Per leggere un estratto da un altro racconto della raccolta “Il Signor F. è morto in treno” di Maria Greco, vai su LETTERATITUDINE

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