La giustizia e Platone

La giustizia nella Repubblica e nel Protagora di Platone

La giustizia e Platone

 

La giustizia e Platone – La giustizia nella società.

δίκη

 

 

Nella sua opera La Repubblica, Platone si chiede in cosa consista la giustizia (δίκη). E lo fa attraverso la figura di Socrate, suo maestro, personaggio principale del dialogo.

 

 

Prima di tutto si chiede dove risieda la giustizia.

 

 

La risposta è “nella società”.

 

 

La giustizia infatti non è comparabile con altri aspetti della vita umana, come morte, dolore, per i quali ci si dovrà confrontare e si dovrà riflettere prioritariamente sul singolo uomo.

 

 

Essa non riguarda un uomo.

 

 

(Proprio da questa premessa prende le mosse il ragionamento di Socrate)

 

 

La giustizia riguarda l’uomo come essere sociale.

 

 

Cioè un atto è giusto o ingiusto in relazione agli altri, in relazione al tessuto sociale in cui l’uomo si trova immerso e rispetto al quale dovrà prendere una posizione: dentro o fuori.

 

 

Per spiegare questo concetto, facciamo un passo indietro e vediamo in che modo lo stesso Platone, nella sua opera giovanile “Protagora”, avesse raccontato la nascita della giustizia attraverso il mito di Prometeo:

 

Mito di Prometeo e della giustizia

 

 

Dopo che gli uomini furono creati e dopo che Prometeo ebbe donato loro il fuoco e la tecnica, essi vivevano male, spesso subivano gli assalti delle fiere né potevano difendersi perché Epimeteo aveva donato la maggior parte delle forze (δυνάμεις) agli animali e così, nonostante la conoscenza tecnica, essi, da soli, non sempre riuscivano a difendersi.

 

“…così cercarono di radunarsi in città e di associarsi , ma ogni volta che si radunavano si recavano offesa tra loro proprio perché mancanti dell’arte politica, onde nuovamente si disperdevano e morivano. Allora Zeus, temendo per la nostra specie, minacciata di andare tutta distrutta, inviò Ermes perché portasse loro il pudore (o rispetto: αιδώς) e la giustizia (δίκη).”

(Traduz. di Francesco Adorno)

 

Rispetto e giustizia sono dunque il fondamento della convivenza sociale.

 

 

Ermes chiese se dovesse distribuire queste doti ad alcuni sì e ad altri no, come aveva fatto per le arti tecniche.

 

Zeus rispose che esse (rispetto e giustizia) andavano distribuite tra tutti gli uomini.

 

 

Se intendiamo la giustizia in questo senso:

 

                             

  giustizia – presupposto perché si realizzi la dimensione sociale dell’uomo

 

 giustizia – fondamento stesso della comunità umana,

 

 

possiamo interpretare

 

la scelta di Socrate

 

 

– la cui morte segnò la vita e il pensiero di Platone –

 

 

Socrate, nel 399 a.C.,  scelse di morire rispettando le leggi della città. Non volle contrattare la pena in un esilio, non volle fuggire. Accettò il verdetto di colpevolezza, pur proclamandosi innocente.

 

 

Perché solo così egli, pur sottoponendosi ad una morte ingiusta, per una colpa che non aveva commesso, poteva affermare l’ideale di giustizia.

 

 

Egli osservò le leggi (νόμοι) della città e in questo modo espresse in sé la giustizia.

 

 

Se infatti la giustizia è fondamento della vita associata e se essa si esprime attraverso le leggi promulgate dalla comunità,

 

 

giustizia è rispetto delle leggi.

 

 

Ragionamento molto difficile da comprendere e accettare oggi, in un’epoca dominata dal più spiccato e selvatico individualismo, in un’epoca di relativismo etico, normativo, in un’epoca in cui le uniche leggi che si riconoscono come tali sono i comportamenti condizionati del gruppo (della tribù) anche quando queste contraddicono la legge della comunità umana nel suo complesso.

 

SULL’UOMO GIUSTO O INGIUSTO –| L’ANELLO DI GIGE

Sulle leggi nell’EDIPO RE

2 commenti to “La giustizia e Platone”

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Ciao, Maria!
Mi hai fatto tornare indietro ai tempi della scuola, quando studiavo ancora filosofia 🙂
Sì, il concetto di Platone è stato una pietra miliare per la concezione del diritto. Giustizia non significa “essere furbi” ma “essere uguali di fronte a un sistema di regole concepito per il buon vivere di tutti”.
Peccato che oggi fin troppi lo dimenticano.

Se vuoi passare per il mio blog, ti lascio l’indirizzo:
https://francescavanniautrice.blogspot.it/

Buona domenica e un abbraccio!

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