Qualcuno volò sul nido del cuculo

Miloš Forman è morto a 86 anni. Il regista, di origine ceca, vissuto negli Stati Uniti, è noto soprattutto per  “Qualcuno volò sul nido del cuculo” che gli valse l’oscar per la regia nel 1976 e per” Amadeus” (stesso premio 1985).

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975)

Tratto dall’omonimo libro di Ken Kesey, Qualcuno volò sul nido del cuculo è film d’eccezione, di grande impatto emotivo.

All’interno di un manicomio, l’Ospedale Psichiatrico di Salem, un uomo che avrebbe dovuto probabilmente solo  trascorrervi un periodo sotto osservazione, McMurphy – interpretato da Jack Nicholson -,  si ribella con ripetuti atti provocatori alle crudeli modalità repressive metodicamente attuate all’interno della struttura.

Spesso i suoi tentativi si profilano quali vere e proprie rivolte

per esempio quando, con una pratica di sobillamento, improvvisandosi radiocronista, induce gli altri degenti a simulare di assistere ad una partita di baseball immaginaria

oppure quando li porta, travestiti da medici, con un piccolo  pullman, a pesca

o quando, durante un tentativo di fuga,  riesce a far entrare due prostitute nella struttura.

Il film si conclude tragicamente: la morte del giovane e indifeso malato Billy e quella dello stesso McMurphy lobotomizzato e dunque privato del significato stesso dell’esistenza.

Tuttavia esso lascia aperta una possibilità di speranza – la fuga di Bromden – che tuttavia può ritagliarsi solo fuori e non dentro l’ospedale psichiatrico.

Milos Forman

Atto di denuncia

Questo film è un evidente atto di denuncia contro la crudeltà e le procedure cui erano sottoposti i degenti degli ospedali psichiatrici, ma è anche una riflessione sulla vita e sulla follia.

 

La vita grida giustizia

McMurphy, con le sue provocatorie uscite, con il suo irriverente, feroce ruggito di libertà – che non può, non deve mai scadere nel pietismo, ma solo, di tanto in tanto, in una delicatissima comprensione e solidarietà umana (per esempio nei confronti del giovane Billy) –

con la sua ribellione ad un mondo ordinato, di un cinismo talmente violento da trasformarsi – dentro quelle orribili mura – in crudeltà,

ci insegna che la vita grida giustizia, che la vita non è ordinata né seria, che ci sono diritti sacri e che uno di questi è  la follia.

Ci insegna anche che la follia non si sceglie, che può essere contagiosa, come può sembrarlo, forse, la crudeltà.

Ma quest’ultima idea è solo una fugace impressione, perché nell’intimo l’uomo rimane ciò che è: uomo.

follia contagiosa

E non c’è uomo che, di fronte al suicidio del povero giovane Billy, non provi un moto di violenta indignazione, non c’è essere umano che non si schieri con McMurphy, non c’è spettatore che non auguri a Bromden buona fortuna.

Mentre si chiede – lo spettatore – se quel malato di mente che lancia un urlo di vittoria, che guarda con occhi trionfanti e insieme atterriti Bromden allontanarsi nel buio, non sia, forse, proprio lui.

Pazzia

Maria Greco

 

 

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