Realismo magico

Il realismo magico per Massimo Bontempelli
Ecco una definizione di quel vago, impreciso ” realismo magico ” di cui subiamo il fascino: Realismo magico per Massimo Bontempelli: “Precisione realistica di contorni, solidità di materia ben poggiata al suolo, e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, traverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la nostra vita si proietta”. (M. Bontempelli, Avventura novecentista, 1938).
Bontempelli realismo magico
Realismo magico
Definizione di Giovanni Cappello
Si tratta “di una sorta di ossimoro (come avvertiva già Giovanni Cappello, Invito alla lettura di Massimo Bontempelli, Mursia, 1986) in cui vengono opposti e mantenuti in contatto due elementi semanticamente in contrasto: da una parte ‘realismo’, sostantivo, con tutte le implicazioni, dalle più ovvie alle più tecniche; dall’altra, l’aggettivo ‘magico’…” Cappello continua chiedendosi cosa possa significare per uno scrittore degli inizi del Novecento la parola “realismo”, tra le risposte: “ambientazione precisa, minuta, che dia la chiara sensazione che lo scrittore racconta fatti veri, o quantomeno verosimili, con l’illusione della verità … nella linea di un quotidiano…” Tuttavia, quando si passa dal realismo all’analisi del termine ‘magico’, si vedrà come esso risulti meno parafrasabile e ancor meno codificabile da un punto di vista storico-culturale. “Magia” rimanda a qualcosa di straordinario, eccezionale, ad una realtà fuori dalla norma, non abituale e dunque inconsueta. L’ossimoro poi, per sua natura, mescola e non separa e di qui quel procedimento narrativo che alterna, intreccia, lascia transitare liberamente nella narrazione quotidiano e inconsueto, abituale e fuori norma – facendo prevalere ora l’uno ora l’altro – con un effetto per il quale non si può fare a meno di ricorrere alla categoria dello straniamento. E infine… proprio in virtù di quell’opposizione combinata, di quel contrasto, umorismo e realismo magico presentano qualche lieve affinità…