Alcmena

alcmena

Alcmena (e il concepimento di Eracle) da “Miti” ( o Fabulae) di Igino

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Al tempo in cui Anfitrione era lontano per espugnare Ecalia, Alcmena, credendo fosse suo marito, accolse Zeus nel proprio letto; allorché questi, nel talamo, le raccontò le sue gesta ad Ecalia, ella, credendo fosse il suo sposo, giacque con lui. Zeus provò un tale piacere nel giacere con lei che raddoppiò la durata della notte unendone due, al punto che Alcmena si meravigliò che la notte fosse così lunga. Poi, quando le fu annunziato che il suo sposo era ritornato vincitore, non se ne curò per nulla, poiché pensava di averlo già visto. Anfitrione entrò nella reggia e, vedendo che lei era indifferente, prese a meravigliarsene e le chiese come mai non era accorsa verso di lui quando era arrivato. A lui Alcmena rispose: “Già sei venuto ieri e sei rimasto con me nel letto e mi hai narrato le imprese di Ecalia”. Quando poi lei gli fornì le prove di quello che era accaduto, Anfitrione capì che un qualche dio era stato con lei al posto suo e da quel giorno non giacque più con lei. Ed ella dall’unione con Giove partorì Eracle. (Igino, traduzione di Maria Greco)

Amphitryon cum abesset ad expugnandam Oechaliam, Alcimena aestimans Iovem coniugem suum esse eum thalamis recepit. Qui cum in thalamos venisset et ei referret, quae in Oechalia gessisset, ea credens coniugem esse cum eo concubuit. Qui tam libens cum ea concubuit, ut unum diem usurparet, duas noctes congeminaret, ita ut Alcimena tam longam noctem ammiraretur. Postea cum nuntiaretur ei coniugem victorem adesse, minime curavit, quod iam putabat se coniugem suum vidisse.Qui cum Amphitryon in regiam intrasset et eam videret neglegentius securam, mirari coepit et queri quod se advenientem non excepisset; cui Alcimena respondit: “Iam pridem venisti et mecum concubuisti et mihi narrasti, quae in Oechalia gessisses.”Quae cum signa omnia diceret, sensit Amphitryon numen aliquod fuisse pro se, ex qua die cum ea non concubuit. Quae ex Iove compressa peperit Herculem.

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