Don Chisciotte e Sancho Panza

don chisciotte

 

Taci!!!

Così si inoltravano passo passo nella parte più aspra della montagna

e Sancho moriva dalla voglia di discorrere col suo padrone, ma per non contravvenire agli ordini ricevuti, desiderava che cominciasse lui la conversazione;

tuttavia, non potendo sopportare a lungo il silenzio, disse:

 

“ Signor Don Chisciotte, mi dia la sua benedizione e il mio congedo; perché voglio andarmene e tornare a casa dalla moglie e dai miei figliuoli, coi quali almeno potrò discorrere quanto vorrò;

perché a pretendere che io venga con lei per questi deserti di giorno e di notte e che non le rivolga nemmeno la parola quando me ne vien voglia, gli è come sotterrarmi vivo… se almeno potessi discorrere con il ciuco.. come avviene nelle favole di Esoso…”

Don Chisciotte e Sancho Panza: riso

Da cosa scaturisce qui il riso?

Anche qui c’è contrasto.

 

Però non ci concentriamo sul contrasto tra realtà immaginata e mondo reale, tra ideali di giustizia, eroismo, verità e loro tragicomica caduta.

Piuttosto il contrasto si consuma tra la situazione iperbolicamente paradossale creata da Don Chisciotte – nella sua cavalleresca imperitura battaglia contro il male – e l’abbassamento prosastico di Sancho Panza.

Ma c’è anche qualcosa in più.

Qui Sancho Panza introduce un elemento caratteriale, una sua debolezza che riesce a sovvertire le regole di un rapporto naturalmente – diremmo – gerarchico con Don Chisciotte.

Perché Sancho Panza è così indispensabile e divertente nell’opera di Cervantes?

Forse perché, dopo la prima sortita in cui veniamo colpiti dalle bizzarrie dell’Hidalgo e, parimenti,  dalle reazioni di coloro che lo incontrano, l’atteggiamento del “cavaliere errante” diventa di volta in volta prevedibile, “normale”.

Sancho, invece, con le sue improvvise e ripetute virate verso un’umile, costernata e tuttavia ostinata ragionevolezza, riportandoci alla inoppugnabile concretezza del reale, crea un curioso effetto di straniamento al rovescio:

le sue parole ci procurano un effetto straniante, sì, ma, a ben vedere, questo straniamento dalle gesta di Don Chisciotte altro non è che la normalità, il “buon senso” dal quale ci eravamo progressivamente e inconsapevolmente allontanati.

Ecco che allora la risata scaturisce dalla percezione straniata di se stessi e dalla soddisfazione dell’essersi ritrovati.

Maria Greco

Lascia un commento