I poeti e la ragione

Mi fanno ridere i poeti

Mi fanno ridere i poeti che pretendono di amare e sognare, e pretendono di desiderare e dunque avere a briglia sciolta, che si dichiarano liberi dai vincoli sociali, che divorano e poi sputano ciò che non appartiene loro, invocando a pretesto la terribile legge del Fato crudele.

Infatti è proprio il Fato che li ha costretti a rubare (essi lo fanno con purezza di cuore).

Mi fanno ridere i poeti che dichiarano, e anzi esibiscono, per ogni malefatta, buone intenzioni e che rifiutano ogni logica razionale quando si tratta di se stessi, quella logica volgare, borghese, grigia e squallida con cui – pur tuttavia – sono costretti, ahimè, a convivere.

Mi fanno ridere – e mi fanno un po’ pena- questi poeti che, quando arriva il momento di comprendere le sofferenze, le esigenze, i desideri degli altri, pretendono infine di ridurli agli stessi volgari principi prima rifiutati del vero/falso, logico/illogico, razionale/irrazionale e parlano di “serietà” di fronte al dolore di chi non amano.

(Amano, i poeti?)

Dunque mi fanno ridere i poeti che cercano – senza troppi sforzi né convinzione – di ridurre gli altri alla ragione.

Cari poeti, non c’è ragione nei desideri, nei sogni, nelle delusioni e nelle sofferenze – degli altri -, c’è solo sentimento, più vero del vero. Ci avevate mai pensato?


(Dimenticavo: non possono leggere blog come questi, i poeti, sono troppo impegnati a diffondere la bellezza nel mondo)

da “Invettiva ai poeti”, Maria Greco

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