Le leggi in Sofocle (Edipo re)

Le leggi in Sofocle

 

 

Le leggi in Sofocle

Nel II stasimo dell’Edipo re, recita il coro a proposito delle leggi (νόμοι):

Edipo re, vv.863 – 871

Possa la sorte conservare in noi

la sacra purezza delle parole e delle azioni tutte,

sulle quali sono stabilite leggi, figlie che camminano

altissime, nate nel cielo, delle quali solo l’Olimpo è padre

e non natura mortale d’uomini le generò

né mai l’oblio potrebbe farle sopire,

ma un dio grande è in queste e non invecchia.

 

Il secondo stasimo è una delle sezioni più studiate e discusse dell’Edipo re.

Il coro prende le mosse da una decisa esaltazione delle leggi (νόμοι) di cui viene rivendicato il carattere divino:

le leggi sono nate in cielo e camminano, non dormono né il divino che è in loro potrà mai invecchiare, le leggi non hanno età.

ὕβϱις

Al loro opposto c’è quellα colpa che per i Greci stava al di sopra di tutte le altre: la ὕβϱις, hýbris, la tracotanza: la superbia, il non saper contenere gli eccessi, il travalicare i limiti imposti dalla natura, dagli dei.

Chi salirà sulla vetta di ὕβϱις, hýbris, inevitabilmente precipiterà nell’abisso della necessità.

Edipo re, vv.872 – 910

Tracotanza genera tiranno; la tracotanza, riempitasi invano

di molte cose né opportune né convenienti,

salita su altissime vette, improvvisamente precipita

nell’inevitabile abisso dove non può più poggiare

su saldo piede. Chiediamo al dio di non interrompere mai

la lotta che è un bene per la nostra città

e non cesseremo mai di considerare il dio come difensore.

 

E se qualcuno avanza con azioni o parole sprezzanti,

senza timore della giustizia e senza venerazione

per il potere degli dei, una cattiva sorte lo colga

per la sua misera arroganza, se non otterrà con giustizia

i suoi vantaggi e non si asterrà da atti sacrileghi,

se con animo folle prenderà parte a cose intoccabili.

Quale uomo ancora in tali circostanze si vanterà

di allontanare dall’animo i dardi dell’ira divina?

Se infatti tali azioni sono degne di onore,

perché dovrei danzare?

 

Non andrò più a venerare

l’ombelico intangibile della terra

né al tempio di Abe né a quello di Olimpia

se questi fatti non saranno indicati chiaramente

per tutti i mortali. Ma, o Zeus dominatore,

signore di ogni cosa , se giustamente così sei chiamato,

nulla sfugga a te e al tuo immenso e infinito potere.

Infatti i responsi che da sé si consumano del vecchio Laio,

essi li abbattono ormai e in nessun luogo più

Apollo risplende di onori, il divino va in rovina.

(Trad. di Maria Greco)

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