Uno, nessuno e centomila

Uno, nessuno e centomila

di

Luigi Pirandello

Uno nessuno e centomila

Derivato dalla novella Stefano Giogli uno e due (1909), il romanzo Uno, nessuno e centomila viene iniziato già negli anni dieci, ma rimase poi a lungo sullo scrittoio di Pirandello, che ne ricavò novelle, articoli e opere teatrali.

Pubblicazione – prima edizione

Dopo la pubblicazione in rivista di alcuni capitoli nel gennaio 1915, si ebbe la prima edizione integrale a puntate fra dicembre 1925 e giugno 1926 sulla “Fiera letteraria”, e quella in volume, con poche varianti nel 1926.

La scansione richiama quella in nove libri attuata da Sterne in “Viaggio sentimentale” , anch’esso in capitoletti frantumati con sottotitoli umoristici: si ricorda che tale autore è particolarmente caro a Pirandello, che in varie opere ne riprende la forte carica straniante.

Intervista a Luigi Pirandello

In un’intervista del 1922 Pirandello dichiarava a proposito di questo testo:

È il romanzo della scomposizione della personalità. Esso giunge alle conclusioni più estreme, alle conseguenze più lontane. Spero che apparirà in esso, più chiaro di quello che non sia apparso finora, il lato positivo del mio pensiero […]. La realtà, io dico, siamo noi che ce la creiamo: ed è indispensabile che sia così. Ma guai a fermarsi in una sola realtà: in essa si finisce per soffocare, per atrofizzarsi, per morire. Bisogna invece variarla, mutarla, continuamente, continuamente mutare e variare la nostra illusione”.

Trama di “Uno, nessuno e centomila”

La vicenda è imperniata sulle disavventure di Vitangelo Moscarda, detto Gengè, che scopre, grazie a una casuale osservazione della moglie, di avere un naso diverso da quel che aveva sempre creduto. Tale banalissima constatazione gli provoca la consapevolezza di essere valutato dagli altri in modi e in prospettive molteplici, di essere visto in “centomila” forme diverse e inconciliabili. Nel tentativo di uscire da questa situazione egli commette allora azioni impreviste, fino essere ritenuto pazzo: soddisfatto di questa conclusione che”non conclude”, accetta di rinascere “nuovo e senza ricordi: vivo  e intero […] in ogni cosa fuori”, totalmente alienato dalla vita sociale e dalla comune visione degli uomini.

(tratto da: Cesare Segre e Clelia Martignoni, Testi nella Storia, Einaudi, vol. IV)

Umorismo


                

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